I diserbi delle leguminose come soia, cece e lenticchie, ma anche foraggere, necessitano di prodotti efficaci e selettivi, come Metric e Lentagran di Belchim


Colture preziose, le leguminose, per almeno due ordini di ragioni. A favore dei consumatori finali, esse forniscono alimenti ad alto valore nutrizionale grazie all’elevato contenuto di proteine nobili. A favore degli agricoltori, invece, le colture leguminose riducono la richiesta di concimi azotati e arricchiscono il terreno di sostanza organica. Ciò perché ricavano tale elemento dall’atmosfera tramite la simbiosi con alcuni specifici rizobi azotofissatori che si insediano nelle loro radici.

In molte aree italiane sono quindi le colture ideali per effettuare rotazioni, ricavando comunque reddito da prodotti forse di nicchia, ma di buona remunerazione, come lenticchie, fagioli, ceci e piselli. Ma non solo: anche le più moderne filiere agroalimentari di stampo zootecnico traggono vigore dalla presenza nei campi di colture foraggere ad alto contenuto proteico come soia, erba medica e trifoglio, fondamentali quando si vogliano raggiungere livelli di eccellenza nella qualità del latte da avviare a caseificazione.

Per tale serie di ragioni, le superfici investite a leguminose, soprattutto ceci e soia, appaiono in forte rialzo per la campagna 2018.

A causa della loro taglia contenuta e del loro sviluppo inizialmente lento, però, le leguminose non riescono a esercitare particolare competizione nei confronti delle erbe infestanti, le quali possono quindi apportare danni più sensibili rispetto ad altre colture maggiormente competitive per acqua, luce e nutrienti, come per esempio il mais.
Il loro diserbo è quindi materia delicata cui prestare la massima attenzione, anche perché oltre a contenere le infestanti i prodotti utilizzati devono anche risultare selettivi, in modo da non ritardare lo sviluppo delle piante coltivate e quindi la loro produttività. Proprio in tal senso Belchim propone due soluzioni applicabili con successo nel diserbo delle leguminose, ovvero Lentagran WP e Metric.

Marcia in più contro le dicotiledoni
Pyridate, sostanza attiva alla base di Lentagran WP, appartiene alla famiglia delle fenilpiridazine e agisce inibendo la fotosintesi nelle malerbe target.
Prevalentemente dicotiledonicida, Lentagran WP è un erbicida selettivo che agisce per contatto da impiegarsi in post-emergenza contro le infestanti che affliggono cece, lenticchia, pisello e fagioli, potendosi applicare con successo anche su alcune leguminose foraggere, come erba medica e trifoglio.

Nel suo spettro d’azione ricadono malerbe chiave come Amaranto, chenopodio, erba morella, Cencio molle, Attaccamani, Falsa camomilla, Forbicina, Erigero, Lamium, Stachys annua, Strigolo, Galinsoga, Matricaria, Mercorella, Borsa del pastore, Fumaria, Canapaccia, Veccia, poligonacee, Anagallis, Stramonio, Spergula e Ortica.

Soia tanta e sana
Per i diserbi di pre-emergenza della soia Belchim propone invece Metric, un’originale formulazione di capsule in sospensione concentrata contenente una miscela di clomazone e metribuzin in ragione rispettivamente di 60 e 233 grammi per litro. Alta la complementarietà di modi d’azione delle due sostanze attive. Clomazone appartiene infatti alla famiglia chimica degli isossazolidoni e si caratterizza per uno spiccato controllo nei confronti di graminacee e dicotiledoni.

Dal punto di vista del comportamento nelle infestanti, clomazone viene assorbito rapidamente da radici e germogli, dopo di che migra verso gli apici meristematici grazie alla propria sistemia acropeta. Oltre a bloccare la sintesi clorofilliana, clomazone arresta anche la biosintesi dei carotenoidi, altri importanti pigmenti accessori del processo fotosintetico delle piante. Metribuzin è invece rappresentante della famiglia chimica dei triazinoni. Anch’esso sistemico, esplica la propria azione per assorbimento fogliare e radicale controllando in tal modo sia le malerbe già nate, sia quelle che germineranno successivamente al trattamento.

Tra le monocotiledoni controllate ricadono Coda di volpe, Sanguinella, Giavone e Fienarola, mentre fra le dicotiledoni lo spettro d’azione si amplia ulteriormente, con malerbe quali Fallopia, Cencio molle, Erba morella, Amaranti, poligonacee e Farinello, sulle quali “Metric” mostra avere una marcia in più, ma anche infestanti come Atriplice, Ammi, Fiordaliso, Stramonio, Fumaria, Galinsoga, Ravanello selvatico, Centocchio, Ortica, Viola e Gallio.

FONTE: https://agronotizie.imagelinenetwork.com

 

Vinitaly 2018 – 52° Salone internazionale dei vini, dei distillati e dell’olio. 

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali sarà presente anche quest’anno alla fiera di Verona, dove si svolgeranno in contemporanea, da domenica 15 a mercoledì 18 aprile, Vinitaly e Sol&Agrifood. Vinitaly, Salone internazionale del vino e dei distillati, giunto alla 52^ edizione, si conferma la prima fiera del vino al mondo per superficie espositiva e per numero di operatori esteri. Sol&Agrifood, il Salone internazionale dell’agroalimentare di qualità, rappresenta un modello di rassegna interattiva grazie all’opportunità che offre di sperimentare i prodotti degli espositori con cooking show, educational e degustazioni. Tante le attività promosse e organizzate dal Mipaaf nella propria area espositiva all’interno della fiera, posta al piano terra del PalaExpo, per promuovere il settore vitivinicolo e olivicolo-oleario, valorizzare le produzioni vitivinicole e olivicole di qualità e informare gli operatori sugli strumenti a loro disposizione per la semplificazione amministrativa. Nell’area talk show e nella sala conferenze dell’area Mipaaf si svolgeranno quotidianamente convegni, seminari e presentazioni di progetti di ricerca sul vino e sull’olio. Nelle sale interne, appuntamenti quotidiani con degustazioni di vino e di olio extra vergine di oliva.

TUTTI GLI EVENTI NELL’AREA ESPOSITIVA MIPAAF – PALA EXPO – PIANO TERRA
DOMENICA 15 APRILE 2018

Area Talk Show

Ore 14.00 – MIPAAF – Presentazione dei risultati di una ricerca sull’olio extra vergine di oliva

Area degustazione vino

Ore 12.00 – FIS – Tenuta Il Poggione, Montalcino. Degustazione di tre vini Riserva dell’azienda.
Ore 14.00 – FIS – Olio EVO Frantoio di Cornoleda e  Frantoio Bonamini

Sala Conferenze

LUNEDI’ 16 APRILE 2018

Area Talk Show

Area Degustazione Vino

Ore 10.30 – FIS – Jermann, Dolegna del Collio (GO). Degustazione a confronto di tre vini con tappo a vite e sughero.
Ore 13.00 – FIS – Vespa, Vignaioli per passione, Manduria (TA). I vini saranno presentati da Bruno Vespa

Area Degustazione Olio

Ore 10.00 – Degustazione olio DOP
 Ore 14.00 – Degustazione olio DOP
Sala Conferenze
Ore 14.00 – Seminario AGEA

MARTEDI’ 17 APRILE 2017

 Area Talk Show
 Ore 11.00 – AIS – Presentazione della Giornata Nazionale della Cultura del Vino e dell’Olio

Area Degustazione Vino

 Ore 10.30 – FIS – Château  La Verrière, Bordeaux e la Francia mediterranea con Giovanni Lai
 Ore 13.00 – FIS – Cantina La Madeleine, Narni (TR). I vini saranno presentati da Massimo D’Alema

Area Degustazione Olio

 Ore 10.00 – Degustazione olio DOP
 Ore 13.00 – Focus group RRN Ismea: “Demarcazione tra OCM vino e PSR, i punti di forza e di debolezza dei due strumenti della PAC. Riflessioni e proposte sulla PAC che verrà per il settore vitivinicolo” – Evento a inviti.
 Ore 14.00 – Degustazione olio DOP

Sala Conferenze

 Ore 10.00 – LUISS presenta Master in Food Law

MERCOLEDI’ 18 APRILE 2017

 Area Talk Show
 Ore 10.00 – MIPAAF– Premiazione concorsi Campagna “Olio Extra Vergine. La sua ricchezza, la nostra fortuna”

Area Degustazione Vino

 Ore 10.30 – FIS – Tenuta Ritterhof, Bolzano (BZ) presentazione dei vini firmati Helmuth Köcher
 Ore 12.30 – Degustazione vini del Consorzio Tutela Vini DOC delle Venezie
 Ore 13.30 – FIS – La Tintilia ed il Molise . Degustazione di sei vini rappresentativi del vitigno Tintilia

Area Degustazione Olio

Sala Conferenze

 Ore 14.30 – Concorso Enologico “Istituti Agrari d’Italia” CREA e MIPAAF

FONTE: https://www.politicheagricole.it

[cookie height=”100%” width=”200px”]

I militari del NAS di Pescara, con la collaborazione del personale del Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (S.I. A. N.) dell’A.S.L. di Teramo, hanno ispezionato una società abruzzese specializzata nella coltivazione e prima lavorazione dei derivati della cannabis. Al termine degli accertamenti, i Carabinieri hanno segnalato il Presidente della cooperativa per aver attivato abusivamente, in due distinte serre, la coltivazione di circa 2.000 piante di canapa sativa industriale senza averne dato notifica alla competente autorità sanitaria ai fini della registrazione. Nell’ambito del medesimo controllo, inoltre, gli operatori hanno altresì rivelato la presenza di un deposito abusivo di derrate alimentari contenente della farina prodotta dalla lavorazione dei semi della canapa e privo, tra l’altro, dei requisiti igienico sanitari.

Gli accertamenti dei Carabinieri hanno comportato il sequestro di tutta l’attività abusiva e di circa 7.000 kg di vari alimenti (pasta, birra, olio di oliva, fiori di canapa sativa) ottenuti impiegando i semi delle suddette piantine di canapa.

I Carabinieri del NAS di Ragusa invece sono stati impegnati in una serie di controlli tesi a prevenire l’immissione in commercio di prodotti carnei non idonei al consumo umano e che hanno avuto come oggetto tre aziende zootecniche siciliane. Nel corso delle loro ispezioni i Carabinieri hanno rilevato diverse violazioni, tra le quali: la macellazione clandestina, la gestione di rifiuti senza autorizzazione, e la presenza di oltre 300 capi ovi – caprini sprovvisti di marche auricolari. Al termine degli accertamenti, i militari hanno denunciato quattro persone e hanno sequestrato tutti gli animali irregolarmente detenuti.

In provincia di Catania, il locale NAS, a seguito di mirata attività info-investigativa condotta in collaborazione con l’Arma territoriale, ha eseguito l’ispezione presso un immobile dove alcuni operai stavano scaricando da un autocarro una partita di granaglie. Gli accertamenti svolti dai militari sul posto hanno permesso di verificare la totale mancanza di requisiti igienico-sanitari e strutturali dell’immobile dove era in corso lo stoccaggio dei cereali, destinati alla successiva molitura presso uno stabilimento delle vicinanze. Si è proceduto, pertanto, al sequestro amministrativo cautelare dell’intera partita di cereali, costituita da 30 tonnellate di frumento, del valore di circa 5 mila euro, destinato al consumo umano. Il titolare dell’opificio è stato segnalato all’Autorità sanitaria per l’adozione dei provvedimenti di competenza tra i quali l’interdizione dell’attività di stoccaggio e deposito presso la struttura il cui valore ammonta a € 150.000,00 circa.

Sempre i Carabinieri del NAS di Catania inoltre nel corso di controlli effettuati nel settore alimentare dei prodotti dell’acquacoltura, hanno proceduto al sequestro sanitario di 15 tonnellate di molluschi bivalvi presso un centro di depurazione e imballaggio mitili, in quanto dalle analisi di laboratorio eseguite presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, gli stessi sono risultati contaminati da alte concentrazioni di ioni di ammonio che caratterizzano gli alimenti in stato degenerativo. Il loro consumo avrebbe potuto causare seri rischi per la salute umana e, pertanto, il titolare dello stabilimento è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per commercio di prodotti alimentari in stato di alterazione e potenzialmente nocivi.

FONTE: http://www.salute.gov.it

[cookie height=”100%” width=”200px”]

A livello mondiale primi per gradimento sono gli austriaci


(ANSA) – ROMA – Solo il 4,45% degli italiani amanti della pasta gradirebbe la carbonara, almeno nell’osservatorio del cibo a domicilio che potrebbe risentire del giudizio degli intervistati per la mise en place non espressa. A ufficializzare il sorprendere risultato, alla vigilia del Carbonara Day, per una delle ricette più famose della cucina italiana, è il brand di consegne di cibo a domicilio Foodora. Secondo l’inchiesta, effettuata nei 10 Paesi in cui è presente il servizio di food delivery, a produrre il deludente risultato sono i milanesi (2.78%), i torinesi (4.62%) e i fiorentini (5.73%). Ad alzare la media italiana sono invece i romani (14.84%), i veronesi (8.33%) e i bolognesi (6.45%) . A livello mondiale sono gli austriaci quelli che ordinano più spesso carbonara rispetto ad altre paste (32.50%), seguiti dagli svedesi (27.3%) e dai norvegesi (20.05%).

FONTE: http://www.ansa.it

[cookie height=”100%” width=”200px”]

Da oggi scatta l’obbligo di indicare in etichetta lo stabilimento di produzione o confezionamento degli alimenti


Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che da oggi, giovedì 5 aprile 2018, scatta l’obbligo di indicare in etichetta la sede e l’indirizzo dello stabilimento di produzione o di confezionamento degli alimenti, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 145/2017.

Tale indicazione si aggiunge a quelle obbligatoriamente previste dal regolamento europeo (denominazione, ingredienti, presenza di allergeni, quantità, scadenza, nome del responsabile delle informazioni, paese di origine, istruzioni per l’uso, titolo alcolometrico e dichiarazione nutrizionale). Gli operatori dovranno, pertanto, indicare la località e l’indirizzo dello stabilimento (o solo la località se questa consente l’immediata identificazione dello stabilimento) di produzione o di confezionamento, se l’alimento è confezionato in uno stabilimento diverso da quello dove è stato prodotto.

L’obbligo riguarda gli alimenti prodotti in Italia e destinati al mercato italiano. In questo modo vengono garantite una corretta e completa informazione ai consumatori, una migliore e immediata rintracciabilità degli alimenti da parte degli organi di controllo e, di conseguenza, una più efficace tutela della salute.

“Il nostro impegno si rivolge alla tutela del consumatore – afferma il Vice Ministro Andrea Olivero – assicurando un’informazione piena che consenta di poter scegliere la qualità che si desidera. Sono certo che le nostre imprese agroalimentari sapranno cogliere appieno questa opportunità, andando incontro alle esigenze di un consumatore sempre più attento”.

In caso di mancato rispetto dell’obbligo, l’operatore che non indicherà in etichetta lo stabilimento di produzione o di confezionamento sarà sottoposto a una sanzione amministrativa pecuniaria che varia da 2.000 euro a 15.000 euro. Sono previste sanzioni dello stesso importo anche per il caso in cui l’impresa che disponga di più stabilimenti non evidenzi quello effettivo mediante punzonatura o altro segno e sanzioni da 1.000 euro a 8.000 euro se non vengono rispettate le modalità di presentazione.

La legge di delega affida la competenza per il controllo del rispetto della norma e l’applicazione delle eventuali sanzioni all’Ispettorato repressione frodi (ICQRF).

Ufficio Stampa

FONTE: https://www.politicheagricole.it

[cookie height=”100%” width=”200px”]

Il Consiglio di Stato ha approvato la richiesta del ministro della Salute, per far portare la casa i sacchetti per frutta e verdura


Il Consiglio di Stato ha dato parere positivo in merito all’uso dei sacchetti monouso bio nuovi, acquistati dal consumatore al di fuori dagli esercizi commerciali, come richiesto dal ministro della Salute.

Consiglio di Stato Nuovi sacchetti biodegradabili per gli alimenti a pagamento nei supermercati.

La polemica era scoppiata, come aveva denunciato Il Giornale, a seguito dell’ingresso nel decreto Mezzogiorno della norma che obbliga l’uso delle buste biodegradabili a pagamento per la spesa di frutta e verdura. I consumatori erano obbligati, a partire dal 1 gennaio 2018, ad utilizzare sacchetti biodegradabili, rispettosi delle norme a tutela della sicurezza e dell’igiene degli alimenti. I sacchetti sono reperibili presso tutti gli esercizi commerciali, ma sono a pagamento. Da qui la polemica.

Alla richiesta del ministro della Salute, che chiedeva la possibilità di permettere al consumatore di portare le buste da casa, purché seguissero le norme igieniche, il Consiglio di Stato ha dato parere positivo. Il parere, pubblicato il 29 marzo prevede la possibilità di “utilizzare nei soli reparti di vendita a libero servizio (frutta e verdura) sacchetti monouso nuovi dagli stessi acquistati al di fuori degli esercizi commerciali”. Gli operatori del settore commerciale non potranno impedire agli acuirenti di usare sacchetti portati da casa. Ma c’è di più: sarà possibile utilizzare anche contenitori diversi dalle buste di plastica biodegradabile, che comunque devono essere idonei a contenere frutta e verdura. Il Consiglio di Stato non esclude nemmeno che per alcune tipologie di prodotto sia necessario il contenitore.

FONTE: http://www.ilgiornale.it

[cookie height=”100%” width=”200px”]

  • Aperto nuovo bando che assegna 700 mila euro per finanziare progetti innovativi contro lo spreco alimentare

nuovo bando che assegna 700 mila euro per finanziare progetti innovativi contro lo spreco alimentare

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che è stata indetta una selezione nazionale per il finanziamento di progetti innovativi finalizzati alla limitazione degli sprechi e all’impiego delle eccedenze alimentari. Il bando, previsto dalla legge contro gli sprechi alimentari, fa seguito all’analoga selezione già espletata nel dicembre 2017 che vide il finanziamento di dieci progetti risultati vincitori per un totale di 500 mila euro. Il nuovo bando prevede uno stanziamento di 700 mila euro. Per ciascun progetto è previsto un finanziamento massimo di 50 mila euro. I progetti potranno essere presentati entro il 10 maggio 2018.

LE CARATTERISTICHE DEI PROGETTI
I progetti saranno valutati in base alla loro innovatività, applicabilità, classi di prodotti e platea interessati, essere integrati o di rete, prevedere una quota di cofinanziamento a carico del proponente, esperienza del proponente, orientamento al recupero delle eccedenze ai fini dell’alimentazione umana e, in particolare, alla distribuzione agli indigenti, eventuali forme di pubblicità

CHI PUO’ PRESENTARE I PROGETTI
a. enti pubblici, università, organismi di diritto pubblico e soggetti a prevalente partecipazione pubblica;
b. associazioni, fondazioni, consorzi, società, anche in forma cooperativa e imprese individuali;
c. una aggregazione, nelle forme consentite dalla vigente normativa, anche temporanea o nella forma di start up, di due o più dei soggetti sopra individuati;
d. una rete di imprese, come definita dalla normativa vigente;
e. soggetti iscritti all’Albo nazionale ed agli Albi delle Regioni e delle Province autonome dell’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile.

Ufficio stampa

FONTE: https://www.politicheagricole.it

La Basilicata vive un momento di grande fermento. Il comparto olivicolo è in decisa crescita per livello qualitativo e numero di aziende che commercializzano a marchio proprio e soprattutto per il numero crescente di aziende gestite da under 40. Bel segno dell’interesse dei giovani verso l’agricoltura e fattore trainante. Questo entusiasmo è affiancato con competenza dalle istituzioni che mettono a disposizione dei produttori formazione e ricerca, consulenza e assistenza tecnica.

Basilicata in fermento: largo ai giovani
Basilicata in fermento: largo ai giovani

Un lavoro affiancato dalle associazioni che si occupano di agricoltura e anche da Slow Food, molto presente sul territorio (e il Presidio, che comprende un numero sempre crescente di aziende, ne è un esempio) che lavora a fianco dei produttori agricoli spingendoli verso l’organizzazione, la cooperazione, la crescita della qualità e la valorizzazione delle produzioni.

Questo risultato deve rappresentare un esempio virtuoso da incoraggiare, a livello imprenditoriale, per recuperare le tante superfici olivicole abbandonate e trasformarle in un importante elemento produttivo.

La campagna di produzione 2017 è stata molto positiva in termini quantitativi confermando anche le ottime aspettative sulla qualità degli oli. Erano da un po’ di anni che gli olivicoltori lucani aspettavano un’annata di questo livello, finalmente all’altezza dei loro sforzi. Quindi dagli assaggi emerge un’annata nel complesso molto buona, testimoniata dell’alto numero di aziende recensite e dalla qualità medio-alta degli oli, con due aziende premiate: la conferma Vincenzo Marvulli e la giovane nuova entrata Raffaella Irenze.

Angelo Lo Conte

FONTE: http://www.slowfood.it

[cookie height=”100%” width=”200px”]

 

Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali
Codice Etico acquisto di prodotti agricoli e agroalimentari

A) Al fine di favorire un mercato più trasparente e per evitare effetti distorsivi dei rapporti di filiera, i firmatari del presente Codice etico (di seguito “I firmatari”) si impegnano a non fare ricorso alle aste elettroniche inverse al doppio ribasso per l’acquisto di prodotti agricoli e agroalimentari.

B) I firmatari si impegnano ad adottare misure di massima trasparenza nell’utilizzo di piattaforme elettroniche di acquisto e approvvigionamento, definendo e rendendo noto ai fornitori il regolamento d’asta e garantendo libertà di accesso ai fornitori di ogni dimensione, che abbiano una struttura produttiva adeguata sia in termini qualitativi che quantitativi per commercializzare i loro prodotti attraverso la GDO.

C) I firmatari si impegnano a valorizzare nei propri punti vendita la stagionalità e la provenienza dei prodotti agricoli e alimentari.

D) I firmatari, per contrastare il possibile ricorso al lavoro nero e al caporalato dei propri fornitori, promuovono verso le proprie aziende fornitrici l’iscrizione delle stesse alla Rete del Lavoro agricolo di qualità.

E) I firmatari potranno realizzare campagne di sensibilizzazione e comunicazione verso i consumatori relative all’impegno contro il lavoro nero, per la trasparenza della filiera agricola e alimentare e per il rispetto dei diritti dei lavoratori.

F) Le imprese della GDO che adottano il presente codice potranno realizzare etichette (con tecnologie come qr code, etichetta narrante, app dedicate ecc.) che informino maggiormente il consumatore sulla provenienza delle materie prime, sul rispetto delle norme sul lavoro agricolo e sui passaggi di filiera.

G) Le imprese della GDO che adottano il presente “Codice etico” hanno diritto ad essere iscritte alla pagina dedicata sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e potranno utilizzare un marchio di riconoscimento per valorizzare questo impegno anche verso consumatori e operatori.

FONTE: https://www.politicheagricole.it

–di Micaela Cappellini  

Non si può tirare giù la saracinesca, nei campi. Impacchettare tutto e andare a produrre altrove. Con le lavatrici si può fare, si prende l’Embraco e la si trasferisce in Slovacchia, dove le tasse sono più basse e i lavoratori costano meno. Ma con i campi di riso, come si fa?

Giorgio Carenini, 50 anni appena compiuti e un’azienda agricola a Zinasco, nel Pavese, non ha paura di ammetterlo: «L’anno scorso ho prodotto sottocosto». I 270 ettari di risaie di Alessandro Beccaro invece si trovano ad Arborio, provincia di Vercelli: «Nel 2017 il fatturato è sceso del 40% e non ho fatto utili», racconta. Cento chilometri di distanza li dividono, ma quando chiedi il perché di questo tracollo la risposta è sempre la stessa. La colpa è del riso della Cambogia, che arriva in Europa a dazio zero e fa collassare il prezzo di quello prodotto in Italia. L’arborio, per esempio, è sceso dai 700 euro alla tonnellata del 2016 ai 300 di oggi. Meno della metà.

Effetti collaterali della globalizzazione. Passano sottotraccia, quando ad alzare le mani sono singoli coltivatori. Ma quando gli effetti si ripercuotono identici su 4mila produttori agricoli – la media di un appezzamento in Italia è di soli 50 ettari – allora la questione diventa di sistema e richiede un intervento strutturale. Quattromila produttori sono l’equivalente di otto Embraco. Anche la Commissione europea alla fine se ne è convinta, e due settimane fa ha avviato un’indagine sugli squilibri generati nel mercato Ue dalle importazioni di riso dal Sudest asiatico. Valuterà le cosiddette clausole di salvaguardia, i contro-dazi insomma.

«Tutto è cominciato alla fine degli anni Ottanta – racconta il risicoltore Alessandro Beccaro – in Europa mancava la varietà Indica, quella a chicchi allungati per intenderci. Veniva tutta importata da fuori, ma era la più consumata nel Nordeuropa, che la usa come contorno. Così la Ue cominciò a dare incentivi a chi seminava questo riso. Io ho iniziato così». Beccaro non è stato l’unico. Racconta Paolo Carrà, presidente dell’Ente nazionale risi: «Fino al 1982 in Italia il riso occupava 169mila ettari, nel 2011 siamo saliti a 247mila: i 70mila in più sono tutti nuovi campi ricavati per la varietà Indica. Il nostro Paese produce il 50% di tutto il riso europeo e esporta il 60% della produzione». Ma quello che vendiamo all’Europa è solo il riso lungo, appunto.

Per molti anni va tutto bene, i risicoltori italiani passano dalle 300mila tonnellate esportate nel 2004 alle 600mila del 2008. Poi, arrivano gli accordi con i Paesi in via di sviluppo del Sudest asiatico: Myanmar, Bangladesh, Laos e soprattutto Cambogia. La Ue, per aiutarli, concede il dazio zero su tutto quello che l’Europa importa. E qui cominciano i guai dei 4mila risicoltori italiani. «Dai Paesi degli accordi Eba (Everything but the arm, tutto tranne le armi) entrano in Europa 10mila tonnellate di riso a chicco lungo nel 2008 e ben 370mila del 2016», spiega il presidente Carrà. Un’invasione. E il prezzo crolla. «Quando ho cominciato a seminare Indica – ricorda Alesandro Beccaro – me lo pagavano 350 euro alla tonnellata. Quando andava bene arrivavo anche a 400-450. Oggi me lo pagano 300 euro. Fino a 330 euro alla tonnellata è conveniente produrlo, sotto no».

Cosa fanno allora, i risicoltori italiani che avevano imboccato la via dell’Indica? Tornano sui loro passi e ricoltivano le varietà nazionali. Ma il mercato italiano è quello che è, più di tanto risotto non può mangiare. E così, per eccesso di offerta, crolla anche il prezzo del carnaroli e dell’arborio. E crolla per due anni consecutivi.

Fra due settimane si aprirà la stagione della nuova semina e Giorgio Carenini, che ha i campi nella provincia di Pavia, «la prima provincia risicola d’Europa», deve decidere cosa fare. «Il carnaroli mi sa che non lo metteremo più, perché non è remunerativo. Sa quanto mi entra in tasca, per ogni pacco di riso venduto al supermercato? 0,28 centesimi». Sullo scaffale quel pacco sta sopra i 3 euro.

Uscire da questo stallo è complicato e di ricette magiche nessuno ne ha. Riconvertire i campi a soia o a mais? «Qualcuno ci ha provato, nel Pavese e nel Novarese si può – racconta Beccaro – ma qui nel Vercellese è difficile. Nella parte a Nord dove sono io il terreno non lo consente». Eppoi ci sono i vincoli burocratici, per riconvertire ci possono volere anche cinque anni. Manrico Brustia, risicoltore e presidente della Cia-Agricoltori di Novara e Vercelli, da 30 anni coltiva riso Indica e dal 2014 fa i conti con l’import a dazio zero dalla Cambogia: «Mi ha fatto calare il fatturato del 25%. Ci vorrebbero i contratti di filiera con le industrie che lavorano il riso, in modo da spuntare prezzi più equi per noi produttori. Qualcuno dalle mie parti ha riconvertito a frumento, e loro i contratti di filiera li hanno».

Peccato che l’industria non abbia alcuna convenienza a farli: dove lo trovano, un momento così favorevole, con tanta materia prima disponibile a così basso prezzo? Stefano Greppi è fresco di nomina alla presidenza della Coldiretti Pavia e di riso se ne intende, perché lo coltiva sui 200 ettari della proprietà di famiglia. «L’industria non ha alcuna intenzione di sedersi attorno a un tavolo – ammette sconsolato – e sì che lo sappiamo che loro stanno andando bene. Lo vediamo dai turni che fanno: sempre aperti, giorno e notte». Parla per i 1.500 risicoltori della provincia che rappresenta, ma anche per se stesso: «Quest’anno semino ancora riso, l’anno prossimo sto valutando di riconvertire l’azienda ad altri cereali».

L’indagine Ue farà il suo corso e se va bene ci vorrà un anno. Nel frattempo, di sussidi all’orizzonte non se ne vedono. «Non li voglio, io, gli incentivi – dichiara deciso Giorgio Carenini – io voglio solo che mi sia riconosciuto il giusto prezzo. In Italia il triciclazolo nei campi è vietato, in Cambogia no. Scriviamolo su un’etichetta. E poi applichiamola non solo sui pacchi, dove è già obbligatoria, ma su tutti i prodotti industriali a base di riso, naturalmente solo su quelli derivati da riso italiano non trattato. Sarà il consumatore a decidere, se vale la pena pagarmi di più oppure no».

FONTE: http://www.ilsole24ore.com

[cookie height=”100%” width=”200px”]

Ortoromi Insal'arte
Ortoromi Insal’arte

 

Il brand di OrtoRomi rinnova la linea dei prodotti di V gamma, proponendo 8 nuove Zuppe Insal’Arte.

La gamma è caratterizzata da un minestrone di verdure e uno di legumi, un passato di verdure e uno di zucca e carote, una zuppa di carciofi, una di cicoria e patate e una di scarola e fagioli – tutti nel formato da 620 g e 310 g – e, infine, un purè (realizzato con patate e non fiocchi, nella confezione da 400 g). 100% naturali e prodotte in Italia nella B.U. di Bellizzi (SA), le novità sono prive di coloranti, conservanti e glutammato e senza ogm.

di Giulia Maria Basile – 
1982-raviolo-apertoQuella di Gualtiero Marchesi è una storia che merita di essere raccontata. Se oggi spopolano corsi e programmi tv dedicati alla cucina, non si può non conoscere la figura che più di ogni altra in Italia ha rivoluzionato il modo di cucinare stesso. Ci ha pensato il regista Maurizio Gigola, con il docufilm “Gualtiero Marchesi, The Great Italian”, un omaggio che celebra l’innovazione, la filosofia, l’insegnamento di un cuoco che è stato innanzitutto un artista.
Nato due anni fa, il progetto convinse Marchesi, da sempre impegnato a divulgare la cultura gastronomica italiana e in prima linea per plasmare una nuova visione dell’alta cucina. Così, dopo la presentazione della prima versione non definitiva a Cannes e a New York nel 2017, cui assistette lo stesso cuoco – non “lo chef”, epiteto che non ha mai amato –, a tre mesi dalla sua scomparsa è stata Milano a ospitare il lancio ufficiale della pellicola.
L’anteprima si è tenuta il 19 marzo, giorno del suo compleanno, cui è seguita la proiezione al pubblico il 20 e 21 per un primo round, che riprenderà dal 26 marzo al 1° aprile presso lo Spazio Oberdan della Fondazione Cineteca Italiana.
Dal lavoro di Gigola (fondatore di Food&Media International, per cui ha all’attivo numerose produzioni dedicate all’enogastronomia) viene fuori un ritratto dell’infinita passione di Marchesi per l’arte e la musica, e dei princìpi che hanno guidato la sua opera: lo studio delle tradizioni e delle tecniche, la conoscenza delle materie prime, la valorizzazione degli ingredienti. E ancora, la presentazione estetica del piatto, la cura dei particolari in cucina e in sala, il rapporto con il cliente. Ma al contempo l’immaginazione, il suo andare controcorrente la vulgata comune e l’attualizzare quella stessa tradizione con semplicità ed efficacia, come ha fatto con il Raviolo aperto (1982), l’Insalata di spaghetti al caviale e il Riso oro e zafferano, piatti che hanno segnato il corso della cucina italiana.
marchesi-con-amici-giornalistiPer Marchesi – e il docufilm lo sviscera nei dettagli – la materia non andava trasformata, ma proposta nella sua autenticità; il suo tocco distintivo, poi, era di farlo attraverso un approccio creativo e artistico. Dal Dripping di pesce (2004) in omaggio a Jackson Pollock alle Quattro paste (2000) ispirato dalla Marilyn Monroe di Andy Warhol, è evidente quanto l’arte abbia influito sui suoi piatti, divenuti opere d’arte di un immaginario nuovo. Senza dimenticare la raffinatezza della sua espressione artistica espressa in Riso, oro e zafferano (1981), simbolo dell’amore per la sua Milano in cui si incontrano il risotto allo zafferano e, metaforicamente, la Madonnina dorata.
Grande valore ha avuto per lui l’insegnamento, sia in quanto maestro sia quando era lui ad apprendere.
A questo proposito, il regista parte da lontano: dai primi passi nell’albergo ristorante Al Mercato dei genitori alla lunga e costruttiva esperienza in Francia dai fratelli Troisgros, fino all’apertura nel 1977 del suo Bonvesin de la Riva, alla Scuola internazionale di cucina Alma di Parma di cui è stato Rettore fino a poche settimane prima della sua scomparsa, all’Accademia e alla Fondazione Marchesi. Un iter storico arricchito dalle testimonianze dei suoi molti allievi: da Davide Oldani a Enrico Crippa, da Carlo Cracco ad Andrea Berton, da Pietro Leeman a Daniel Canzian.
Il tutto accompagnato da una colonna sonora composta ed eseguita dal violoncellista Giovanni Sollima.
g-marchesi-risotto-foglia-doroUn docufilm che è un viaggio nei luoghi cari al Maestro-Compositore, come soleva definirsi ai tanti allievi. Ai quali sollecitava dire che “nella vita bisogna tuffarsi: prima si impara a tuffarsi e solo dopo si può imparare a nuotare”.
L’opera, realizzata da Food&Media International e curata dalla Fondazione Marchesi, è stata possibile con la partecipazione di diversi sponsor – tra cui grandi marchi del food&beverage come Ferrari spumante, illy caffè, Parmigiano reggiano, San Pellegrino – dopo la presentazione a Milano proseguirà in capitali e grandi città d’Europa, USA, Canada, e paesi dell’Estremo oriente. D’altra parte, l’arte di Marchesi non ha influenzato soltanto la ristorazione italiana, ma di certo ne è stata ambasciatrice nell’arco di tutta la sua carriera.
(C-riproduzione riservata)

e-mail: basile.giuliamaria@gmail.com

FONTE: http://nicoladantebasile.blog.ilsole24ore.com

[cookie height = “100%” width = “200px”]