I consumi puntano su biologico e benessere

Un consumatore egocentrico che punta al benessere e al sentirsi in pace con la propria coscienza. Sfida la pubblicità e il marketing, non acquista più in modo compulsivo ma fa delle scelte mirate in alcuni ambiti considerati essenziali, come il digitale e l’alimentare. A tracciare l’identikit del consumatore contemporaneo la ricerca «Miti dei consumi, consumo dei miti» realizzata dal Censis in collaborazione con Conad nell’ambito del progetto «Il nuovo immaginario collettivo degli italiani». La recessione, prima di venire certificata dai dati economici, aveva già messo in allarme le famiglie. «Il 70,5% aveva ipotizzato per il 2019 di non poter spendere di più per il consumi rispetto all’anno precedente» ha esordito Francesco Maietta, responsabile area Politiche sociali del Censis. Paradossalmente il dato più alto è nei territori con una maggiore capacità di spesa: il 75,9% al Nord-Ovest, il 69,4% al Nord-Est, il 67,3% al Centro e il 68,8% al Sud. La lotta tra la ripresa dei consumi e l’incertezza del futuro si rivela impari. Il potere di acquisto infatti non è tornato ai livelli pre-crisi (-6,3% nel 2017 rispetto al 2008) e i consumi sono fermi (2% nello stesso periodo). Di contro le famiglie tendono a risparmiare e a lasciare i soldi ‘fermi’ sul conto corrente: la liquidità è aumentata del 17,1% in dieci anni, a conti fatti 180 miliardi di euro. Si temono le emergenze, ha detto ancora Maietta in un «paese dove ad esempio si spendono 40 miliardi di sanità di tasca propria ogni anno». Un altro indicatore del ripiegamento, sottolineato da Francesco Pugliese, amministratore delegato Conad, è il crollo delle compravendite immobiliari passate da 800mila l’anno alle auttali (in risalita) 500mila nonché degli investimenti pubblici crollati del 33%. E ancora un dato interessante che coinvolge i giovani è la scarsa propensione ad investire nell’acquisto di un auto e addirittura nella patente (-8%).
Vista l’incertezza per il futuro insomma si preferisce non spendere, ma soprattutto si fa strada una mentalità che è tesa a coltivare solo i propri interessi. «Se la società è incattivita e ostile, allora tanto vale pensare a me stesso e alla mia famiglia» sembra essere la filosofia del consumatore egocentrico. L’orientamento prevalente nei consumi è quello di comprare (ed eventualmente pagare anche un pò di più) i prodotti che soggettivamente fanno stare bene, che consentono al consumatore di dire qualcosa di sé e che lo gratificano nella convinzione che tramite quei consumi agisce per rendere il mondo migliore. Ecco perché crescono prodotti come i ‘free from’, ad esempio quelli senza lattosio (+8,5% in un anno nei punti vendita Conad), i prodotti con farine particolari, gli integratori e le vitamine. Poi a tirare di più sono i prodotti biologici (+8%) che, oltre a fare stare bene il consumatore, gli consentono di dire la sua sul mondo e lo gratificano nella convinzione che contribuisce a cambiarlo. E si registra il boom dei prodotti certificati: i vini doc e igp biologici. Una rivoluzione dei consumi colpisce anche i giovani che puntano sul ‘valore aggiunto’, a fare la differenza ad esempio è l’acquisto di prodotti griffati a poco prezzo negli outlet o tramite l’e-commerce. Ovviamente è nell’ambito della telefonia cellulare che le nuove generazioni (e le vecchie) non badano a spese.
L’uso delle piattaforme digitali amplifica a dismisura l’egocentrismo: sono 9,7 milioni gli italiani ‘compulsivi’ nell’uso dei social network (pubblicano di continuo post, foto e video), 12,4 milioni sono ‘pragmatici’, cioè li usano per ampliare i propri circuiti relazionali, e 13,2 milioni sono ‘spettatori’ passivi. Vengono meno del tutto le ideologie: il 90,8% degli italiani non ha modelli a cui ispirarsi e il 49% (il 53,3% tra i più giovani) è convinto che oggi chiunque possa diventare famoso. Per catturare questo nuovo consumatore che sempre più sceglie in autonomia occorre inseguirlo su diversi fronti. Nell’ultimo anno 23,7 milioni di persone hanno acquistato un prodotto perché ne hanno visto la pubblicità in tv o radio, 18 milioni sui social network, 7,7 milioni perché consigliati da un influencer (soprattutto i giovani), 6,8 milioni da una celebrity.

FONTE: https://www.avvenire.it/