Torino – «Capisco la voglia del collega Di Maio di limitare il precariato, ma faremo attenzione che con la lotta al precariato, sacrosanta, non si danneggino gli interessi dei lavoratori e delle imprese costringendoli al nero» sostiene Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno, nel governo, ha chiaramente deciso prendere le parti delle pmi e dal palco del Festival del lavoro di Milano annuncia che i voucher, che per alcuni settori sono «fondamentali», «sono stati ipocritamente cancellati» e quindi «vanno reintrodotti».

Il fronte leghista
Mentre Forza Italia tenta il sorpasso sul governo annunciando per mercoledì in Senato la presentazione di una sua proposta di legge, a fare da apripista potrebbe essere l’agricoltura: il ministro Gian Marco Centinaio è infatti già pronto. «Bene ha fatto Salvini a toccare il tema dei voucher – sostiene il responsabile delle Politiche agricole – Al ministero abbiamo studiato e siamo pronti a reintrodurli perché utili per combattere il lavoro in nero e rendere più efficaci i controlli». L’obiettivo è «tutelare il settore in nome della trasparenza e lottare contro ogni forma di schiavismo e sfruttamento della manodopera». Quindi spiega: «Il datore di lavoro potrà beneficiare di prestazioni lavorative in piena legalità e con coperture assicurative in caso d’incidenti, mentre il lavoratore riceverà non solo un compenso esente da tasse ma potrà accumulare i contributi per i trattamenti pensionistici».

Secondo Coldiretti, che ha subito accolto con favore gli annunci di ieri, il ritorno dei voucher consentirà di recuperare «con trasparenza» circa 50 mila posti di lavoro occasionali sia nelle attività stagionali di raccolta estiva sia durante la vendemmia.

Per il presidente Roberto Moncalvo l’annuncio di Centinaio rappresenta una decisione «importante, fortemente sostenuta dalla Coldiretti dopo che la riforma ha di fatto azzerato questa opportunità in agricoltura per integrare il reddito delle categorie più deboli, ma anche per avvicinare al mondo dell’agricoltura stessa giovani studenti o mantenere attivi anziani pensionati». La nuova normativa, è opinione corrente di tutte le associazioni imprenditoriali interessate dai buoni lavoro, «è stata un vero flop». In agricoltura ha fatto crollare del 98% in valore l’uso dei buoni «per effetto in primis di un eccesso di inutile burocrazia, complice la piattaforma informatica creata dall’Inps che non tiene in considerazione le specificità del lavoro nei campi». Mentre nel settore del commercio e dei servizi, come ha anticipato due settimane fa un’inchiesta de La Stampa, secondo Confesercenti sono state oltre 400 mila le occasioni di lavoro andate perse «rendendo allo stesso tempo praticamente impossibile per le piccole e medie imprese del terziario e del turismo gestire i picchi di lavoro inattesi, che ne caratterizzano risaputamene l’attività».

Dal boom al flop
I buoni lavoro erano stati introdotti nel 2003 proprio dal governo Berlusconi. Negli anni i vari esecutivi hanno poi ampliato la possibilità di utilizzarli, facendo esplodere il numero dei voucher venduti, passati dai 503 mila del 2009 ai 146 milioni del 2016. Nel 2017, sotto la pressione del referendum promosso dalla Cgil, il governo Gentiloni ha innestato la retromarcia introducendo un «contratto di prestazione occasionale» per le attività svolte dalle imprese e un «libretto famiglia» per i privati. Entrambi però non sono mai decollati.

FONTE: http://www.ilsecoloxix.it