Bellanova e Patuanelli, trasparenza su pasta, riso, e derivati dal pomodoro

Prorogato fino al 31 dicembre 2021 l’obbligo di indicazione dell’origine del grano per la pasta di semola di grano duro, dell’origine del riso e del pomodoro nei prodotti trasformati.

I ministri delle Politiche agricole Bellanova e dello Sviluppo economico Patuanelli hanno firmato il decreto che prolunga i provvedimenti nazionali in vigore oltre il 1/o aprile, data di entrata in applicazione del regolamento Ue 775/2018. “Avanti con la trasparenza – affermano – serve l’origine obbligatoria per tutti gli alimenti in Europa”

FONTE: https://www.ansa.it/

Stop a contraffazioni, Carrefour Italia prima a tracciare pollo


(ANSA) – ROMA – Operazione trasparenza per il cibo e la cucina italiana che, adottando il sistema Blockchain che rende immodificabili dati quali prezzo, ingredienti e data di scadenza, vogliono consolidare un rapporto di fiducia col consumatore e blindarsi da contraffazioni e italian sounding. A partire da settembre Carrefour Italia darà il via all’applicazione di questo tecnologia per la tracciabilità digitale dell’intera filiera del pollo allevato all’aperto e senza antibiotici.

Il consumatore potrà fare acquisti più consapevoli accedendo a informazioni attraverso un Qr code su 29 allevamenti, 2 mangimifici e 1 macello. L’insegna della Gdo ha anche annunciato che la prossima filiera ad essere tracciata con la tecnologia blockchain sarà quella degli agrumi a marchio proprio. “L’evoluzione delle richieste del consumatore e la rinnovata attenzione alla provenienza dei prodotti che la distribuzione moderna offre, impone agli operatori del settore un impegno sempre maggiore verso la trasparenza delle informazioni. – commenta Stéphane Coum, direttore Operation Carrefour Italia – La tecnologia blockchain rappresenta un patto di fiducia tra Carrefour Italia e il cliente finale, che potrà verificare direttamente e in tempo reale le informazioni legate alla filiera del prodotto, dall’origine sino all’arrivo al punto vendita”.

Già all’ultimo Vinitaly un vino biologico siciliano di Casa Girelli ha mostrato come un enoappassionato possa, avvicinando il proprio smartphone al Qr Code presente sull’etichetta, conoscere il campo dove le uve sono stato coltivate, i lieviti utilizzati, i trattamenti fitofarmaci e agricoli effettuati con tutti i passaggi e i metodi produttivi, dalla vigna alla cantina.

A Roma, Antonello Colonna è stato il primo chef a certificare con blockchain una ricetta, la sua panzanella. Per Andrea Tortorella, ceo di Consulcesi Tech e autore del libro “Cripto-Svelate. Perché da Blockchain e monete digitali non si torna indietro questa tecnologia ”salverà il made in Italy e la nostra salute dalle contraffazioni”.(ANSA).

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Roma, 25/06/2018 – Etichette, U.Di.Con.: “Finalmente eravamo arrivati ad un buon risultato per i consumatori italiani che abitualmente passavano del tempo nelle corsie dei supermercati per leggere la provenienza degli ingredienti di un determinato prodotto – scrive in una nota il Presidente Nazionale dell’U.Di.Con. Denis Nesci – la decisione del Ministero dell’Agricoltura e del MISE di rendere le etichette, dal latte alla pasta, dal riso alla salsa di pomodoro, più trasparenti possibili è stata molto apprezzata dagli utenti, che preferivano sapere quali prodotti c’erano sulle loro tavole”.
Il decreto italiano sulla trasparenza delle etichette prevedeva l’obbligatorietà dell’indicazione della provenienza del paese d’origine degli ingredienti utilizzati e del confezionamento del prodotto. Questa decisione forniva maggiori tutele anche ai produttori che sono stati travolti per anni dalle importazioni del riso, ad esempio, dai paesi asiatici, ma anche per mantenere alto il Made in Italy che ancora oggi è inondato da Fake News. La Commissione Europea però ha riformulato il decreto italiano azzerandolo quasi del tutto.
“La decisione di Bruxelles di non voler nazionalizzare i prodotti ha sollevato numerose polemiche tra gli italiani che preferiscono il Made in Italy – continua Nesci – e non possiamo accettare di fare un passo indietro su un traguardo così importante che garantiva la trasparenza, cosa che è sempre mancata. Non basta, quindi, apporre sulle etichette la dicitura “UE” o “non UE” perché i nostri cittadini devono essere informati sui prodotti del loro paese d’origine e queste modifiche limitano la loro libertà di scelta. L’U.Di.Con. in qualità di associazione che tutela i consumatori chiede al Governo che sostenga a Bruxelles la revisione del regolamento europeo in quanto numerose aziende si stavano già adeguando alla normativa nazionale, che è stata apprezzata a gran voce e magari chiede anche la convocazione di un tavolo con le associazioni presenti nel CNCU, per affrontare il tema che si stava definendo positivamente a favore della trasparenza e della tutela dei consumatori. Ritengo che questa volta si possa affrontare, grazie alla stessa linea di pensiero di associazioni dei consumatori e imprese, una battaglia – conclude Nesci – che vede in primis la salvaguardia del Made in Italy e quindi da una parte la tutela dei consumatori e dall’altra la tutela del rischio di impresa”.

COMUNICATO STAMPA – Responsabilità editoriale UDICON

FONTE: www.ansa.it